CLASSIFICAZIONE DELLE LESIONI MUSCOLARI DELL’ATLETA

Le lesioni muscolari sono molto frequenti nello sport e la loro incidenza varia fra il 10 ed il 55% di tutti i traumi da sport.  Le lesioni muscolari possono essere determinate da un Trauma Diretto più frequente negli sport di contatto (pallacanestro, calcio, rugby) o da un Trauma Indiretto più frequente negli sport individuali (tennis, atletica leggera). Nel trauma diretto, in cui la forza agisce sul muscolo schiacciandolo contro i piani profondi, il danno prodotto varia dalla semplice contusione fino alla rottura muscolare, in funzione della violenza del trauma e dallo stato di contrazione del muscolo.

CAUSE DI INFORTUNIO MUSCOLARE

Nello sportivo, la lesione muscolare può essere una prevedibile conseguenza dell’allenamento il cui principio cardine consiste proprio nel sovraccaricare un muscolo allo scopo di consentirne l’adattamento a un livello di performance superiore. Quando questo sovraccarico supera livelli organicamente accettabili, scatta l’infortunio.

In genere, le lesioni sono conseguenti a una fatica periferica o centrale.

La fatica periferica non è che un disordine metabolico locale di varia natura, mentre la fatica centrale è un fenomeno più complesso, legato a squilibri biochimici che coinvolgono sostanze come il triptofano (TRP) e un suo derivato (la serotonina) e gli aminoacidi ramificati (BCAA). Durante un prolungato esercizio fisico, aumenta il TRP libero con conseguente aumento del rapporto TRP/BCAA. Ciò comporta un maggior passaggio di TRP attraverso la barriera ematoencefalica provocando un aumento della produzione di serotonina. Questo a sua volta inibisce il sistema dopaminergico con conseguente riduzione dell’eccitazione e della motivazione. Una prima conclusione di questo quadro è la necessità di distribuire gli allenamenti in modo ottimale per consentire un adeguato recupero.

Praticamente, per quanto riguarda l’attività della corsa di resistenza, le lesioni sono favorite da carenze tecniche nella corsa, scarsa flessibilità o coordinazione muscolare, eccessive contrazioni dei muscoli, riscaldamento non adeguato o recupero insufficiente dopo un precedente sforzo atletico. Quest’ultimo punto è fondamentale poiché molti amatori agonisti (quindi soggetti già allenati) pensano che la causa della lesione sia un’insufficiente forza muscolare, mentre spesso è proprio un recupero insufficiente. Prova ne sia che anche i campioni (in cui un deficit muscolare è improbabile) soffrono di lesioni muscolari. Anche correre con una meccanica di corsa non usuale può provocare una lesione muscolare, come in chi cerca di modificare la propria falcata o chi corre sottoritmo in salita o in discesa.

CLASSIFICAZIONE

le lesioni possono essere suddivise in:

  • contratture: o lesione di grado 0; il muscolo è contratto
  • elongazioni: o stiramento, lesione di grado 1; si ha una distensione delle fibre muscolari, ma non c’è rottura
  • distrazioni: o lesione di grado 2; in questo caso le rotture interessano parte delle fibre del muscolo, con emorragie e conseguenti ecchimosi a livello sottocutaneo:
    • I stadio – rottura di poche fibre
    • II stadio – rottura di più fibre
    • III stadio – rottura parziale
  • rotture: in questo caso la rottura delle fibre interessa tutto il muscolo.

Nel gergo comune si parla di stiramento muscolare, strappo ecc. In realtà occorre descrivere l’infortunio in base a ciò che provoca nel muscolo. Se si comprende bene cosa accade, si sarà in grado di diagnosticare facilmente l’infortunio.

Nelle contratture si ha dolore al muscolo colpito che influisce negativamente sulla sua efficienza. L’esame obiettivo consente di verificare facilmente la patologia, sia per la presenza di sintomi sia perché la presso-palpazione consente di verificare che il muscolo è contratto. Nel caso delle elongazioni il dolore è diffuso lungo tutta la fascia muscolare; con le distrazioni invece il dolore è maggiormente focalizzato in punto ed è possibile individuare la presenza di ecchimosi o ematomi. In presenza di rottura, oltre a dolore ed ematoma, è evidente il punto in cui le fibre del muscolo sono interrotte a causa del trauma.

L’ecografia consente di stabilire lo stato preciso della situazione patologica e di seguirne l’evoluzione e la guarigione.

TRATTAMENTO

Senza una diagnosi precisa è impossibile approntare una strategia terapeuticamente valida. Trattare una distrazione come una semplice contrattura può avere effetti devastanti. Se i professionisti possono essere seguiti da equipe mediche estremamente efficienti, lo sportivo amatoriale può affidarsi alla sua esperienza o a quella di terapeuti che però raramente possono intervenire subito. È molto importante affidarsi ad uno staff medico altamente specializzato che sia in grado di dirimere ogni dubbio già con il semplice esame clinico. Successivamente una ecografia accurata, magari con integrazione con elastosonografia, potrebbe già essere sufficiente per indirizzare verso un corretto trattamento della lesione.

Negli atleti che subiscono un infortunio, per esempio una distrazione muscolare è molto importante rispettare una procedura di primo soccorso.

Il protocollo etichettato con l’acronimo R.I.C.E. dovrebbe essere sempre rispettato:

– Rest: fermare l’atleta infortunato immediatamente.

– Ice: ghiaccio sul sito della lesione.

– Compression: compressione della lesione con un bendaggio.

– Elevate: sollevare l’arto infortunato.

Questo protocollo favorirà la riduzione del dolore, dell’infiammazione e dell’edema post lesionale, e se eseguito precocemente può ridurre i tempi di guarigione. Il passo successivo nella gestione degli infortuni è quello di arrivare ad una diagnosi corretta.

Un buon modo di fare un’autodiagnosi è di farla pessimisticamente:

(1) considerare la lesione sempre più grave di quella che è.

Il secondo punto da tenere presente è che, a parte semplici interventi immediati,

(2) il riposo è l’arma vincente nella prima parte della terapia,

ove per prima parte si intendono almeno 7 giorni

(3) dopo le prime 48 ore dall’infortunio muscolare eseguire una visita specialistica con ecografia per riconoscere il prima possibile l’entità del danno muscolare.

Chi contravviene alle tre semplici regole, spesso trascina una lesione per mesi. In particolare, la seconda regola è spesso infranta da chi non “sa stare senza sport”, da chi “deve gareggiare”, da chi, sostanzialmente, non ha un atteggiamento equilibrato nella gestione del proprio corpo. Anche continue prove oppure test di guarigione fatti barando (l’atleta sente ancora dolore, ma si convince che è un semplice fastidio) non fanno altro che prolungare i tempi di ripresa.

Per  ottenere  i  migliori  risultati,  il  trattamento  deve  seguire  i  tempi  di guarigione  fissati  dal  processo  di  riparazione  e  che  soprattutto  questo  deve essere rispettato in tutte le fasi del trattamento.

Il trattamento fisioterapico dell’atleta infortunato ha come scopo di:

1) limitare le conseguenze dell’azione lesiva sui tessuti interessati dal trauma

2) prevenire i danni futuri

3)  restituire  il  più  rapidamente  possibile  l’atleta  alle  competizioni  nel  rispetto dei tempi di guarigione biologica.

Questi  tre  punti  sono  strettamente  legati  tra  di  loro  e  dipendenti  dal trattamento attuato nella fase iniziale (24-48 ore).